quando si dice non è mai troppo tardi.

19 luglio 2010 09:14

tempo e polvere
foto di Norte_it

forse è arrivato il momento di togliere la polvere da questa bella pagina (se non per i contenuti, per tutto il sudore che ci hanno messo ale e ila), manco non ne fossero successe di cose negli ultimi, diciamo, 11 mesi.

soprattutto sono cambiati i modi di comunicare, in particolare su internet. sempre più spazio al microblogging, agli aggiornamenti in tempo reale che, per definizione sono meno approfonditi, più veloci. questo non significa con meno qualità, ma spesso è difficile approfondire e tornare su una notizia, un evento, una considerazione, se si usa già qualche altro strumento che accorcia i tempi (e te ne fa risparmiare, di tempo). ma come al solito, dipende tutto dal metodo..e io ne ho perso un po’ relativamente a questo blog.
twitter prima era una finestrella aperta qui a destra quasi per gioco, adesso scrivo e leggo quasi solamente lì le notizie dal network che ho (non so quant’è che non apro google reader..meglio non pensarci).

e ce ne sarebbero di cose da approfondire, a partire dal mondo della tecnologia, che cambia continuamente da sempre il modo di vivere la mia vita profefssionale..e non solo.

lo spunto, e la conferma, è arrivata sabato scorso a bologna, durante la prima conferenza italiana dei sindaci di foursquare. da quello che ho visto, sentito e letto, lascio 2 spunti che mi girano per la testa da un po’:

  1. questi strumenti (e parlo ora di geolocalizzazione) saranno un’ottima occasione e possibilità per tutte le aziende (guardiamo al tessuto imprenditoriale italiano e lasciamo perdere le poche grandi realtà) quando saranno accessibili in modo semplice (tecnologia) e naturale (cultura) dalla maggior parte delle persone. cercare un ristorante nelle vicinanze da un’applicazione del nostro telefono è una cosa che facciamo veramente in pochi. molta più gente di 2 anni fa, ma siamo ancora molto pochi.
  2. la mobilità, la velocità di condivisione e le “applicazioni per qualsiasi cosa” stanno sempre di più eliminando il confine, che una volta era ben marcato, tra vita professionale e vita privata. questa, secondo me, è una gran bella cosa. so che tanti non la pensano allo stesso modo (dai problemi di privacy in giù), ma personalmente, sapere cosa fanno (nei limiti del decente) i miei clienti, i miei amici, il mio network anche al di fuori del lavoro, mi aiuta a far crescere un elemento senza il quale farei fatica ad andare avanti con la stessa voglia e passione: il rapporto umano, unico modo per costruire la fiducia.

e allora, a presto (forse) :)

mike.

don’t try to stump the e street band.

23 agosto 2009 14:50

non ci provate, signori, mettere in imbarazzo bruce springsteen and the e street band e’ un gioco perso in partenza.

ci sono storie a lieto fine e ci sono storie che non finiscono mai.

per un momento e’ bello pensare che l’eta’ non esiste, gli acciacchi sono roba per altri, il tempo e’ rimasto li’ dove doveva rimanere, chiuso a chiave e fermo, immobile.

fino a pochi giorni fa anche io pensavo che qualcuno avesse intrappolato un ragazzino in un corpo di un sessantenne, che risponde all’anagrafe come mr. bruce springsteen dal new jersey, una moglie e tre figli. no, sbagliato.
quel signore li’ e’ arrrivato fin lassu’, dove si trova oggi, inarrivabile ed in modo inconcepibile, perche’ l’ha voluto. senza nascondersi dietro “facciamo finta che non siano passati gli anni” e “proviamo a fare come 30 anni fa”, perche’ il tempo ti segna e ti cambia. ma, se ci provi per bene, ti migliora. eccome.

cosi’, e’ passato un mese da quei tre concerti italiani, 7 giorni tra roma, torino e udine, sulla strada insieme agli amici di sempre, quelle persone che senti poco, vedi ancora meno, ma quando bruce torna in citta’ e quando tu chiami, sono sempre li’, pronti ad ascoltare e capire prima che tu dica qualsiasi cosa, complice quell’invisibile filo fatto di semplici note che ci lega da sempre, anche quando noi ancora non sapevamo.
e’ passato un mese ma i miei occhi non hanno dimenticato, nonostante la difficolta’ di credere che certe cose siano successe davvero, ancora una volta, ancora di piu’.

da quel palco nero con pochi fronzoli, perche’ a parlare per tre ore senza sosta deve essere la musica, e’ venuta giu’ tutta quell’energia che noi eravamo pronti a prendere, sperando che sarebbe andata proprio cosi’. noi, che sappiamo, sorridevamo ascoltando chi da almeno 6 anni “tanto e’ l’ultimo tour”, chi provava ancora a dire “l’anno scorso ha raggiunto il massimo, non puo’ andare oltre”, chi continuava a farfugliare “sono troppo vecchi per fare queste cose”.
ah, che ridere.

lui non e’ piu’ un ragazzino, ma voleva arrivare li’ e ci e’ arrivato. punto.
negli ultimi 2 tour aveva un obiettivo chiaro, oltre quello di regalare della gran musica, oltre quello di portare un messaggio di speranza in tempi duri; quello di avvicinare la gent, i suoi fans, come non aveva mai fatto, facendoli diventare parte integrante dello show.
una volta avevamo le scalette decise prima del concerto, oggi abbiamo tre ore di asssoluta improvvisazione, per arrivare dove vuole lui, il capo.
oggi abbiamo le richieste dal pubblico come parte integrante dello show, quei cartelli che dalle date americane hanno cominciato ad aver su scritto di tutto, con il ragazzo al teleprompter (lo schermo sotto il microfono che visualizza i testi per mr. vecchietto) che si arrabattava su internet a cercare i testi della prossima canzone, mentre chi della band pensava “questa una volta dovrei averla suonata, forse facevo le superiori”.
e quei musicisti lassu’ sanno il fatto loro, basta confrontarsi un attimo sugli accordi, seguire chi detta il tempo, ma soprattutto non staccare mai gli occhi di dosso da quel faro piantato in mezzo al palco, perche’ tutti sanno cosa sta succedendo ora, ma tra un minuto? chissa’.

cosi’, il mese passsato non ha cancellato il ricordo delle facce incredule intorno a me, non ha cancellato torino, il piu’ bel concerto che abbia mai visto, non ha cancellato l’immensa drive all night “strappata” con il gioco delle buste, non ha cancellato la my city of ruins dedicata ai terremotati de l’aquila, non ha cancellato una backstreets strepitosa, non ha cancellato gli assolo di nils in street of fire e di clarence in drive all night, direttamente da un altro pianeta.

Il tempo degli addii e’ ancora lontano, la parola d’ordine rimane sempre la stessa: rock and roll.

mike.


 

Area riservata

Creative Commons LicenseQuesto/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons

micheleluconi.it utilizza Wordpress ed è nato grazie alla creatività di ilaria mauric, la pazienza di alessandro violini e la tecnologia di e-xtrategy.